Luca3C

Il blog di Luca C Matteazzi

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LUCA C MATTEAZZI

Luca C Matteazzi vorrebbe fosse l’arcobaleno a dominare il mondo, con i suoi colori, col suo messaggio di gioia. Ma l’arcobaleno lo tiene gelosamente nascosto la terra dentro le sue viscere, come tiene nascosto il magma primordiale degli elementi. Le rarissime volte allora che l’arcobaleno dei colori riesce a trovare un pertugio e a scappar via dalla sua prigionia terrigna, si trova di nuovo imbrigliato in questo mondo dove l’uomo ha saputo costruire solo catene, gabbie, intrecciare reti di metallo per imprigionare, alzare barriere di lame per rinchiudere.

Nelle opere di Luca C Matteazzi i colori non prendono mai il sopravvento sulle forme precise e fredde del metallo spesso attorcigliato, legato con pazienza talvolta a imbrigliare, incarcerare tulle leggeri che non potranno mai uscirsene di là e che sono boccioli di fiori imprigionati che non potranno mai sbocciare, talvolta a fare da supporto ad arcobaleni che si incuneano a fatica, cercano di penetrare, scardinare, svellere legacci resistenti, rompere salde catene senza mai riuscirci, e si perdono come si perdono i ruscelli colorati che mandano il loro rivolo di acque fresche e vitali in una sabbia immensa di arido deserto.

Ed i colori che Luca usa non sono colori qualsiasi, sono pezzi di vita, di vita riprodotta magari in pubblicità di riviste patinate, magari in reportage di viaggi in paesi di sogno, magari in storie di giochi o di feste. E Luca questa vita di sogno, la ritaglia con forbici aguzze, la spezzetta in tranches minute, regolari, dove non si possa più riconoscere la storia, il luogo, i visi, le sembianze, le parvenze, dove il colore resti l’unico ricordo vivo di una felicità lacerata, di un sogno fatto a pezzi, di un viaggio interrotto. Pezzi di una vita che non c’è più perchè non la puoi più riconoscere, come non puoi più riconoscerti nei frammenti di specchio che trovi in altre opere di Luca. Pezzi imbrigliati da catene e maglie. Cancellate di carta vetrata che vengono a impedirti di vedere tutta la distesa di colore che sta sotto. Ferri che feriscono arcobaleni, da cui non esce neppure sangue. Lampade dove il metallo, freddo, trionfa. Solo la flebile luce della lampadina, di tanto in tanto, per qualche breve momento, porta una parvenza di calore là dove non è calore.

E’ questo il gioco nell’opera di Luca C Matteazzi, quello della lotta dei colori contro l’assenza di colore, quello del calore contro il metallo, quello della libertà contro le maglie di rete. Ed in fondo sembra sempre avere la meglio la costrizione sulla libertà contro le maglie di rete. Ed in fondo sembra sempre avere la meglio la costrizione sulla libertà, il freddo sul calore, la morte sul colore della vita. Ma questo pure è una parvenza, perchè, in verità, da qualche parte, laggiù in fondo in fondo, un altro piccolo arcobaleno sta per spuntare ancora.

PINO COSTALUNGA

30 gennaio 2005

COLORS

GALLERIA PLANKGATAN 46

NORRKOPING (Svezia)

20 agosto – 4 settembre 2005

Personale

Invitato

Allestimento di MARIANO SACCHETTO

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NORRKOPINGS TIDNINGAR

22 agosto 2005

EN ITALIENARE I NORRKOPING

UN ITALIANO A NORRKOPING

COLORS

Luca C Matteazzi

Plankgatan 46

20/8 – 4/9

Plankgatan 46 ha festeggiato l’arrivo dell’italiano Luca C Matteazzi, un artista di Vicenza pieno di sfumature che qui mostra i suoi collage pieni di colore. Questa in realtà è la sua prima mostra d’arte pubblica. Ma comunque non è ingenuo, non è un artista diplomato da poco, senza una base autodidatta.

E’ sabato e il giorno del vernissage è caldissimo come a Vicenza. Luca ha circa quarant’anni, è semplice, ma tuttavia vestito con eleganza italiana. Camicia a righe, jeans e, ovviamente, mocassini ai piedi. D’altro canto la sua arte non sembra quella tipica italiana, almeno come pensiamo sia oggi, ma piuttosto internazionale.

Il locale della mostra è quasi pieno anche se fa caldo. Tuttavia sono i collage di Luca che attirano subito l’attenzione, non i sempre invitanti snack del vernissage oppure il vino bianco che viene servito. Sono grandi collage in una piccola stanza che va molto bene così si può starne vicino. I piccoli frammenti quadrati di immagini vengono da riviste di arredamento e di moda. Qui si vede chiaramente che Luca ha lavorato precedentemente con i tessuti e nell’arredamento. Dal 1986 ha tra l’altro disegnato costumi per il prestigioso Carnevale di Venezia.

I collage di Luca C Matteazzi sono qualcosa d’altro del classico e comune collage. Con una forbice aguzza lui taglia i suoi pezzetti colorati in tutte le sfumature di verde, rosso, blu, marrone e bianco. Attraverso il girare ed il cambiare direzione dei pezzi e dei loro motivi, da loro un nuovo significato. I colori sormontano le speciali e quasi fredde cornici in ferro intrecciato e dalle forme dritte. I colori restano l’ultima memoria di una scomparsa, ora rotta felicità. Con il collage Luca segue un’idea, un sogno, una sensazione nel suo proprio carnevale di carta scoppiettante di colori.

ELLIKA KINDEL

Traduzione di PINO COSTALUNGA

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FOLKBLADET

22 agosto 2005

ARSTIDER AR LACKRA COLLAGE EFTER ITALIENSK IMPORT

LE STAGIONI SONO UN PIACEVOLE COLLAGE DI UN ARTISTA ITALIANO

Luca C Matteazzi

COLLAGE

Plankgatan 46

Fra una serie di opportunità la piccola galleria Plankgatan 46 può pure presentare un artista dalla città italiana Vicenza. Sì, sappiamo che la vita culturale di Norrkoping, per esempio con il gruppo teatrale Papagena, ha contatti con la città, e quindi in qualche modo è lì l’aggancio.

Luca C Matteazzi, scenografo e designer, mette in mostra opere piacevoli, da arredamento, decorazioni esteticamente attraenti e molto emozionanti. Molte immagini che messe assieme diventano, con forza e profondità maggiori, una nuova composizione di colori. Ogni piccola immagine che fa parte di un’unica grande, tiene il suo significato conosciuto o viene usata come figura astratta.

Vediamo fondersi assieme le pallidissime sfumature che si adattano bene al titolo: Inverno, L’albero autunnale (Albero) o gli intensi quattro pezzi di colori che messi assieme diventano: Stagioni, e dove le stesse si lasciano ben riconoscere!

Pur trattandosi comunque di collage che mettono assieme immagini ritagliate da riviste, plastificati in superficie, verniciati fino a darne un’apparenza lucida, muniti di reti o paletti in metallo, talvolta accentuati con lineee colorate di carta vetrata, sono certamente fantasiosi, belli, ma anche semplicemente divertenti. Alcuni pezzi sono con più oggetti e con una costruzione geometrica più pronunciata. Fissando nell’insieme le emozionanti immagini, da vicino o da lontano, sono saluti pieni di vita.

Ancora un’idea audace che ha preso vita in questa piccola galleria. In mostra nei giorni da venerdì a domenica, la prossima fine settimana è l’ultima.

BRITTEMARIE ENGDAHL

Traduzione di PINO COSTALUNGA

6 TENDE e SPECCHIO

giugno 2005

ATELIER FRANCESCO FINO

MILANO

Lavori su commissione

STAND BELLINI

24 – 26 giugno 2005

EXIT BOLOGNA

BOLOGNA

Allestimento

COLORI

26 novembre – 11 dicembre 2005

SANTA MARIA ASSUNTA

VIGARDOLO (Vicenza)

Personale

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IL GIORNALE DI VICENZA

26 novembre 2005

MATTEAZZI; “SCATOLE” TRASFORMATE IN COLLAGE

A Santa Maria di Vigardolo

Da oggi è aperta nella chiesetta di Santa Maria Assunta a Vigardolo una mostra dell’artista vicentino Luca “C” Matteazzi. L’allestimento è inserito nel calendario della stagione espositiva curata dal Gruppo Arte di Monticello Conte Otto in collaborazione con il Comune e la Pro loco…

Nello spazio espositivo di Vigardolo Matteazzi si presenta con creazioni tridimensionali (parallelepipedi, cubi, cilindri), “scatole” realizzate in rete termosaldata che Matteazzi ritaglia e unisce, cucendo a mano le facce tra doi loro; quindi applica sulle superfici così ottenute dei sottili fogli di compensato sui quali crea dei collage, incollando foto di oggetti ritagliate dalle riviste patinate, mantenendo sulla stessa superficie la medesima tonalità di colore… 

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COLORI

Non più tardi di una settimana fa, una conoscenza comune propone un incontro tra vecchi amici. Pretesto: una scorpacciata di Kebab. Luogo dell’appuntamento: la casa di Luca. Sul posto si presenta subito il vecchio problema: lo spazio a disposizione per la cena improvvisata non supera i 20 cm per 30; lo spazio-tavola è, per il resto, occupato da “Sole” , l’opera a cui Luca probabilmente ha lavorato fino a qualche istante prima del nostro arrivo: quel “Sole” che ora è qui con noi, collocato a destra dell’ingresso, per chi entra. A me sembra subito bellissimo. Ancora una volta, perciò, una grande emozione a casa di Luca. Ancora una volta, perchè l’emozione vi è diventata prassi: nelle stanze, Luca ha permesso, infatti, una “occupazione” pressochè totale da parte di forme, colori, oggetti da lui scoperti e scelti nei luoghi più diversi e in tempi differenti della sua vita o da lui steso creati. Mi pare anzi che, anche se talvolta gli sento esprimere il desiderio di avere a disposizione spazi adibiti appositamente ed esclusivamente alla sua attività d’artista, si tratti ormai di un legame di convivenza che non potrà più avere soluzioni di continiutà: gli è vitale. Per questo credo che per capire la sua opera, non si possa prescindere da un passaggio nella abitazione di questo artista. Mi permetto anzi di dare un suggerimento a quanti rimanessero affascinati, ammaliati o anche soltanto incuriositi dalle opere cui questo spazio mirabile dà oggi ospitalità: concordate questo contatto. Magari bisognerà insistere un po’: Luca è certamente persona schiva e, talvolta (non me ne voglia, ma carissimi amici che oggi sono qui concordano sicuramente con me!)… scorbutica; ci dirà magari poi della sua disponibilità in tal senso.

Lì si avrebbe la possibilità di cogliere immediatamente quello che, a mio avviso, è aspetto primario dell’opera di Luca: quando egli raccoglie, quando crea, il suo “stupore” scatta sempre su qualcosa, per qualcosa che, agli occhi dei più, ormai giace in stato di abbandono, di inservibilità, di inconsistenza o addirittura di morte. Gli occhi o il cuore, o la mente dell’artista, in tutto questo sanno vedere ancora vita, o bellezza, o comunque potenzialità di rigenerazione. Si può trattare di reticoli informi, scarti di lavorazione del metallo o della pelle o coperchi di latta, cocci di piastrelle, rami di albero ormai secco, specchi o vetri in frantumi… “Stupore”… e, probabilmente immediata certezza che le proprie mani, abbinando, intrecciando, unendo, ulteriormente riducendo, avvolgendo, piegando…, sapranno riportare vita, comporre identità del tutto nuove, creando bellezza, trasformare il desueto in espressione di audace modernità. Fra le opere di Luca appartenenti a questo momento del suo processo d’artista, amo in modo particolare quelle che mi piace chiamare “sculture a specchio” e che purtroppo non vedo in questo allestimento. In esse, pezzi di specchio dalle punte acuminate (armi pronte a far male?), segnati da crepe sottili, sono disposte, anzi quasi amorevolmenre ricomposte, su fasce d’oro, di bronzo, d’argento, a loro volta collocate su pannelli a riflessi, accentuato dai quadrati-base riflettenti, gioco che si fa molteplice, allorchè si accendono le piccole luci nascoste negli intrecci di rete percorrenti i punti-unione dei pannelli. Magia di lampada dalle forme audaci e moderne, nata da cocci. Un lembo di voile è l’inconsistenza, l’effimero, la non-esistenza, quasi: ma ecco, qui alla mia destra, i lembi di voile di colore brillante… giallo, rosso, azzurro, verde…, che Luca ha chiuso in contenitori reticolati, diventare essi pure, mentre si sfiorano appena, fonte di luce e di energia: sono la musica dello spettacolo del circo, sono palloncini colorati che ora non possono più sfuggire dalle mani dei bambini, sono tutti i colori della vita, lì trattenuti: a dare, forse, nuova energia vitale in quei momenti della nostra esistenza in cui ogni colore può sembrare essersi spento.

Il gioco della frantumazione, ricomposizione e rigenerazione si fa più intenso e complesso nelle opere di Luca, eseguite con carta recuperata da vecchie riviste: i ritagli ridotti a quadratini, triangoli, strette strisce, e talvolta tinti, vengono poi abbinati, intrecciati, sovrapposti, inseguendo un’immagine, forse di un ricordo, forse di un sogno. E’ comunque sempre un’immagine che presenta un duplice affascinante aspetto: da un lato sembra “bloccata” nelle forme sempre rigidamente geometriche e quasi intrappolata nei supporti di metallo che la sostengono e che richiamano sbarre di prigioni; ma nel contempo, è liberissima e gioiosissima nei colori e nelle suggestioni. E’ pioggia colorata dietro una finestra, sono arcobaleni di speranza, talvolta girandole di stelle, farfalle smisurate.

Frantumazione e ricomposizione mi sembrano annullate del tutto nelle ultime opere di Luca, che parlano delle stagioni: in esse il colore è diventato energia pura unificante. Davanti ai pannelli sostenuti da intelaiature leggere (che a mio avviso sono solo sostegni o addirittura pretesti di sostegno e non certo “scatole” di metallo come le si definiva in un articolo apparso questa mattina ne “Il giornale di Vicenza”) è immediato il ritrovarsi dell’osservatore. Perchè non di colori propriamente si tratta, ma di preziose atmosfere così variegate che ognuno può vivere in un attimo le “sue” proprie sfumature, delle “sue” propie stagioni. Contare, soprattutto individuare e identificare le parti che l’artista ha messo insieme per regalare questa esperienza, è certamente una tentazione. Ma mi permetto di dare un ulteriore suggerimento: è un gioco da farsi solo in un secondo momento. Gioco curioso,  avvincente e, avrete l’occasione di constatarlo poi, talvolta strabiliante, avvicinarsi all’opera… alla scoperta di brandelli di fornello acceso dove hai visto il blu di un mare tutto “tuo”, o di immagini capovolte di schienali imbottiti, angoli di metropolitana e scale illuminate da neon verdi, là dove hai vissuto i prati di una “tua” lontana primavera, immagini di baluginanti microrganismi che ti sembrava frusciassero come le foglie dell’acero sotto la tua finestra. Prima, abbandoniamoci all’emozione non “frantumata”.

Ed infine “Sole”. Il “sole” che quella sera ha tolto spazio a gustosissimi kebab. Scopro solo ora che Luca ha scelto questa titolazione; mi aveva stupito che, in quell’occasione, mi aveva detto che si trattava di un “Tramonto”. Mi è sembrata subito l’opera sua più vitale, più potente. Se guardate quel sole, lo vedete staccarsi, in modo netto, con i volumi dei suoi raggi – e mi pare che nel gruppo di queste opere questo succeda per la prima volta – dal reticolo-sostegno che non blocca, non imprigiona più; lo vedete poi, anzi annullare, facendola appena presumere, la linea limite cielo-terra. Non sole che muore, ma sole in tripudio di libertà e di vitalità. Di vita anzi: perchè le particolari sfumature di rosso e di arancio, spostate – per la prima volta mi pare – a linee geometriche addolcite, curve, fanno sì che qui il colore, diventi calore. Forse è la prima volta, nell’opera di Luca. Magia nuova. Bellezza nuova.

Forse questo mi ha reso indimenticabile quel kebab.

MARIA NOVELLA PERINA

26 novembre 2005

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LA DOMENICA DI VICENZA

26 novembre 2005

Luca “C” Matteazzi sceglie la maglia di rete da elemento di base poi addiziona illustrazioni da stampa, nozioni di immagini ipercolorate fino ad ottenere dalla struttura leggera e resistente un esito di forme cariche d’energia e cromatismo. Una continua variazione sul tema, che lo porta a consegnare esiti creativi intesi tra la scultura e l’oggetto decorativo talvolta anche funzionale, declinati in ogni caso, fra equilibrio e continuum…

MARIA LUCIA FERRAGUTI