




COLORI
26 novembre – 11 dicembre 2005
SANTA MARIA ASSUNTA
VIGARDOLO (Vicenza)
Personale
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IL GIORNALE DI VICENZA
26 novembre 2005
MATTEAZZI; “SCATOLE” TRASFORMATE IN COLLAGE
A Santa Maria di Vigardolo
Da oggi è aperta nella chiesetta di Santa Maria Assunta a Vigardolo una mostra dell’artista vicentino Luca “C” Matteazzi. L’allestimento è inserito nel calendario della stagione espositiva curata dal Gruppo Arte di Monticello Conte Otto in collaborazione con il Comune e la Pro loco…
Nello spazio espositivo di Vigardolo Matteazzi si presenta con creazioni tridimensionali (parallelepipedi, cubi, cilindri), “scatole” realizzate in rete termosaldata che Matteazzi ritaglia e unisce, cucendo a mano le facce tra doi loro; quindi applica sulle superfici così ottenute dei sottili fogli di compensato sui quali crea dei collage, incollando foto di oggetti ritagliate dalle riviste patinate, mantenendo sulla stessa superficie la medesima tonalità di colore…
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COLORI
Non più tardi di una settimana fa, una conoscenza comune propone un incontro tra vecchi amici. Pretesto: una scorpacciata di Kebab. Luogo dell’appuntamento: la casa di Luca. Sul posto si presenta subito il vecchio problema: lo spazio a disposizione per la cena improvvisata non supera i 20 cm per 30; lo spazio-tavola è, per il resto, occupato da “Sole” , l’opera a cui Luca probabilmente ha lavorato fino a qualche istante prima del nostro arrivo: quel “Sole” che ora è qui con noi, collocato a destra dell’ingresso, per chi entra. A me sembra subito bellissimo. Ancora una volta, perciò, una grande emozione a casa di Luca. Ancora una volta, perchè l’emozione vi è diventata prassi: nelle stanze, Luca ha permesso, infatti, una “occupazione” pressochè totale da parte di forme, colori, oggetti da lui scoperti e scelti nei luoghi più diversi e in tempi differenti della sua vita o da lui steso creati. Mi pare anzi che, anche se talvolta gli sento esprimere il desiderio di avere a disposizione spazi adibiti appositamente ed esclusivamente alla sua attività d’artista, si tratti ormai di un legame di convivenza che non potrà più avere soluzioni di continiutà: gli è vitale. Per questo credo che per capire la sua opera, non si possa prescindere da un passaggio nella abitazione di questo artista. Mi permetto anzi di dare un suggerimento a quanti rimanessero affascinati, ammaliati o anche soltanto incuriositi dalle opere cui questo spazio mirabile dà oggi ospitalità: concordate questo contatto. Magari bisognerà insistere un po’: Luca è certamente persona schiva e, talvolta (non me ne voglia, ma carissimi amici che oggi sono qui concordano sicuramente con me!)… scorbutica; ci dirà magari poi della sua disponibilità in tal senso.
Lì si avrebbe la possibilità di cogliere immediatamente quello che, a mio avviso, è aspetto primario dell’opera di Luca: quando egli raccoglie, quando crea, il suo “stupore” scatta sempre su qualcosa, per qualcosa che, agli occhi dei più, ormai giace in stato di abbandono, di inservibilità, di inconsistenza o addirittura di morte. Gli occhi o il cuore, o la mente dell’artista, in tutto questo sanno vedere ancora vita, o bellezza, o comunque potenzialità di rigenerazione. Si può trattare di reticoli informi, scarti di lavorazione del metallo o della pelle o coperchi di latta, cocci di piastrelle, rami di albero ormai secco, specchi o vetri in frantumi… “Stupore”… e, probabilmente immediata certezza che le proprie mani, abbinando, intrecciando, unendo, ulteriormente riducendo, avvolgendo, piegando…, sapranno riportare vita, comporre identità del tutto nuove, creando bellezza, trasformare il desueto in espressione di audace modernità. Fra le opere di Luca appartenenti a questo momento del suo processo d’artista, amo in modo particolare quelle che mi piace chiamare “sculture a specchio” e che purtroppo non vedo in questo allestimento. In esse, pezzi di specchio dalle punte acuminate (armi pronte a far male?), segnati da crepe sottili, sono disposte, anzi quasi amorevolmenre ricomposte, su fasce d’oro, di bronzo, d’argento, a loro volta collocate su pannelli a riflessi, accentuato dai quadrati-base riflettenti, gioco che si fa molteplice, allorchè si accendono le piccole luci nascoste negli intrecci di rete percorrenti i punti-unione dei pannelli. Magia di lampada dalle forme audaci e moderne, nata da cocci. Un lembo di voile è l’inconsistenza, l’effimero, la non-esistenza, quasi: ma ecco, qui alla mia destra, i lembi di voile di colore brillante… giallo, rosso, azzurro, verde…, che Luca ha chiuso in contenitori reticolati, diventare essi pure, mentre si sfiorano appena, fonte di luce e di energia: sono la musica dello spettacolo del circo, sono palloncini colorati che ora non possono più sfuggire dalle mani dei bambini, sono tutti i colori della vita, lì trattenuti: a dare, forse, nuova energia vitale in quei momenti della nostra esistenza in cui ogni colore può sembrare essersi spento.
Il gioco della frantumazione, ricomposizione e rigenerazione si fa più intenso e complesso nelle opere di Luca, eseguite con carta recuperata da vecchie riviste: i ritagli ridotti a quadratini, triangoli, strette strisce, e talvolta tinti, vengono poi abbinati, intrecciati, sovrapposti, inseguendo un’immagine, forse di un ricordo, forse di un sogno. E’ comunque sempre un’immagine che presenta un duplice affascinante aspetto: da un lato sembra “bloccata” nelle forme sempre rigidamente geometriche e quasi intrappolata nei supporti di metallo che la sostengono e che richiamano sbarre di prigioni; ma nel contempo, è liberissima e gioiosissima nei colori e nelle suggestioni. E’ pioggia colorata dietro una finestra, sono arcobaleni di speranza, talvolta girandole di stelle, farfalle smisurate.
Frantumazione e ricomposizione mi sembrano annullate del tutto nelle ultime opere di Luca, che parlano delle stagioni: in esse il colore è diventato energia pura unificante. Davanti ai pannelli sostenuti da intelaiature leggere (che a mio avviso sono solo sostegni o addirittura pretesti di sostegno e non certo “scatole” di metallo come le si definiva in un articolo apparso questa mattina ne “Il giornale di Vicenza”) è immediato il ritrovarsi dell’osservatore. Perchè non di colori propriamente si tratta, ma di preziose atmosfere così variegate che ognuno può vivere in un attimo le “sue” proprie sfumature, delle “sue” propie stagioni. Contare, soprattutto individuare e identificare le parti che l’artista ha messo insieme per regalare questa esperienza, è certamente una tentazione. Ma mi permetto di dare un ulteriore suggerimento: è un gioco da farsi solo in un secondo momento. Gioco curioso, avvincente e, avrete l’occasione di constatarlo poi, talvolta strabiliante, avvicinarsi all’opera… alla scoperta di brandelli di fornello acceso dove hai visto il blu di un mare tutto “tuo”, o di immagini capovolte di schienali imbottiti, angoli di metropolitana e scale illuminate da neon verdi, là dove hai vissuto i prati di una “tua” lontana primavera, immagini di baluginanti microrganismi che ti sembrava frusciassero come le foglie dell’acero sotto la tua finestra. Prima, abbandoniamoci all’emozione non “frantumata”.
Ed infine “Sole”. Il “sole” che quella sera ha tolto spazio a gustosissimi kebab. Scopro solo ora che Luca ha scelto questa titolazione; mi aveva stupito che, in quell’occasione, mi aveva detto che si trattava di un “Tramonto”. Mi è sembrata subito l’opera sua più vitale, più potente. Se guardate quel sole, lo vedete staccarsi, in modo netto, con i volumi dei suoi raggi – e mi pare che nel gruppo di queste opere questo succeda per la prima volta – dal reticolo-sostegno che non blocca, non imprigiona più; lo vedete poi, anzi annullare, facendola appena presumere, la linea limite cielo-terra. Non sole che muore, ma sole in tripudio di libertà e di vitalità. Di vita anzi: perchè le particolari sfumature di rosso e di arancio, spostate – per la prima volta mi pare – a linee geometriche addolcite, curve, fanno sì che qui il colore, diventi calore. Forse è la prima volta, nell’opera di Luca. Magia nuova. Bellezza nuova.
Forse questo mi ha reso indimenticabile quel kebab.
MARIA NOVELLA PERINA
26 novembre 2005
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LA DOMENICA DI VICENZA
26 novembre 2005
Luca “C” Matteazzi sceglie la maglia di rete da elemento di base poi addiziona illustrazioni da stampa, nozioni di immagini ipercolorate fino ad ottenere dalla struttura leggera e resistente un esito di forme cariche d’energia e cromatismo. Una continua variazione sul tema, che lo porta a consegnare esiti creativi intesi tra la scultura e l’oggetto decorativo talvolta anche funzionale, declinati in ogni caso, fra equilibrio e continuum…
MARIA LUCIA FERRAGUTI
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